Sieglinde
di Giovanni Bogani
_______________________________________________
L'autobus stava mangiando lentamente quel nastro di verde, di campagna, di cielo; la musica, nelle cuffie del walkman, era di arpe e chitarre acustiche, una voce di donna leggera come la voce del silenzio, e quei flauti di ottone le cui note sembrano piegarsi come giunchi, sfumare lontano come nuvole bianche del cielo d'Irlanda.
Chissà cosa cantava quella voce, un girotondo di bambine dell'Ottocento o una danza di druidi danzata per secoli nelle foreste. Chissà se assomigliava, il suo viso, a quello dei ragazzi nel pullman, le facce rosse, gli occhi color dell'acqua, tutti in piedi, sorridenti fra loro, in quella domenica pomeriggio, nel pullman che li avrebbe portati a ballare, al paese vicino.
Accanto, con la testa appoggiata alla sua, Sieglinde, i vent’anni di Sieglinde posati leggeri, quasi in volo nel pullman. Sieglinde, la ventenne che aveva conosciuto all'università, che gli sedeva accanto, docile, bianca come un edelweiss - con l'espressione serena, ad occhi chiusi, che hanno i bambini nel sonno.
Si erano conosciuti in un collettivo di studenti, trionfo del dialogo fra i sordi, show di esibizionismi verbali, protagonismi mascherati da preoccupazioni per proletari senza tetto homeless e per il futuro dell’umanità, a parlare erano lunghe sciarpe nere e occhi chiari, morbide barbe pettinate dal vento di una brezza di quasi estate, in una città dolce cristallina ricca quieta senza fili spinati sulle braccia senza svastiche sul petto – lunghe sciarpe nere e occhi chiari e barbe dolci da carezzare…
Lei
aveva parlato nel suo italiano non perfetto, un labirinto verbale difficile da penetrare, in cui Luca era entrato come Alice nel paese delle meraviglie. Lei parlava, e intanto Luca non poteva non pensare alle sue braccia bianchissime, al seno sotto la camiciona indiana, azzurra; sembrava solida, grande e forte, e insieme fragilissima, delicata.
Sieglinde procedeva nel suo labirinto di frasi, con la voce esilissima ma decisa, i gesti rapidi, d'imbarazzo, d'incertezza: una mano inafferrabile fulminea davanti alla bocca,
"non mi viene la parola",
un dito sulla fronte, che si corrugava,
"ecco, quello che voglio dire è…",
una mano fra i riccioli castani
o forse biondi e quasi grigi, con qualche filo rosso.
S'interrompeva, ma gli occhi di bambino si illuminavano, e proseguiva, d'impeto, in un jazz verbale di parole minute, di delicatezza tumultuosa. E Luca avrebbe voluto assaporare l'acqua di questo torrente su di sé.
Un jazz verbale
parole minute
delicatezza
tumultuosa
Lei
lo invitò un giorno a casa sua, casa bella come solo gli studenti stranieri sanno trovare, sopra alle colline della città più scenografica del mondo, in mezzo al verde, agli olivi, gli aprì che gocciolava di doccia, avvolta nell'accappatoio: era come se si fosse trasformata nel torrente, se avesse voluto disvelare la sua natura d'acqua. E poco dopo, fu davvero torrente che scorreva sul corpo di Luca, ridandogli una vita che credeva perduta, ramo secco e riarso che si riempiva, all'istante, di gemme.
Aveva preparato una cena, sulla terrazza che guardava gli olivi, e i monumenti preziosi, miracoli di proporzioni esatte che dicevano che la mente umana è fatta a somiglianza di quella di Dio. Ma Sieglinde non riuscì neppure a mettersi a tavola: gli disse, quasi soffocando ma guardandolo negli occhi,
che
lo
desiderava.
Vai al sito di " L ."
Vai alla home page di "Blu"
Blu è il colore dell'inconoscibile
Leggi una pagina di Arbatskij Blues
Leggi una pagina di Brasil
Luca, oggi
Alcune mail arrivate
Scrivere, istruzioni per l'uso
scrivimi
Blu Sieglinde
''Sieglinde'' è la prima pagina di ''Arpa celtica''. ''Arpa celtica'' è la prima parte di ''Blu''. Blu è un romanzo di Giovanni Bogani. ''Arpa celtica'' è ambientato in Irlanda, fra Cork, Doolin e le isole Aran.
